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Tuku
Utente Medio
 
Regione: Abruzzo
Prov.: Teramo
Città: Teramo
87 Messaggi |
Inserito il - 18/01/2010 : 12:25:21
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Ciao a tutti ultimamente sto studiando la narrazione, per fatti miei, e mi sono imbattuto in questo "problema"..che credo stia alla base di tutti i corsi di scrittura: come mantenere l'attenzione?
Vogio dire, ho visto un po' la distinzione in tre atti di Syd Field, cioè i tre momenti di massima tensione durante un film, che servono a mantenere l'attenzione per il resto del tempo. Ma secondo voi ci sono altri accorgimenti? altre regole? un film che non è in 3 atti?
Ad esempio ho notato che se si perde un po' il senso, il filo, del film, si perde anche l'attenzione: si può recuperare in altro modo? Che cosa ne pensate?
ciao a tutti
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"Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta un viaggio lieto e finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita» Don Juan |
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Bresson
Moderatore
 
Regione: Puglia
Prov.: Brindisi
Città: Fasano
72 Messaggi |
Inserito il - 18/01/2010 : 23:27:14
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Sollevi una questione interessante, Syd Field è sicuramente un punto di riferimento per chi scrive sceneggiature, ma molti sceneggiatori hanno scritto i loro script senza seguire il suo paradigma (vedi intervista a Suso Cecchi D'Amico su questo sito)
è un campo che sto studiando anche io, quello della narrazione, ti consiglio un piccolo libro "Il cinema oltre le regole", non si trova più in giro, se non su qualche scaffale, ha qualche spunto interessante su questo argomento...
ma ne riparleremo... che libri stai leggendo sull'argomento? Bresson
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"La sceneggiatura è il sogno di un film" Jean-Claude Carrière |
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Tuku
Utente Medio
 
Regione: Abruzzo
Prov.: Teramo
Città: Teramo
87 Messaggi |
Inserito il - 19/01/2010 : 02:21:49
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ciao
l'ho letto, in parte, il "cinema oltre le regole", lo presi tempo fa..e secondo me, in effetti, è veramente un buon libro, perchè le regole le spiega e poi ti porta tanti esempi in cui non vengono applicate o perlomeno riporta parecchie eccezioni. Solo ho dovuto interrompere la lettura perchè credo che ognuno ci debba arrivare per fatti suoi alle conclusioni di quel libro..e dopo un po' ci si può confrontare (e magari vedersi tutti i film che cita)..perciò facendo un percorso mio sto leggendo quello di Chris Vogler, "Il viaggio dell'eroe", dove le regole sono trattate dal punto di vista del contenuto..per archetipi narrativi insomma..e puoi provare ad applicarle senza perdere nulla della spinta iniziale..e senza perderti tu nel frattempo.. (fico come libro insomma.)
ps. l'intervista che dicevi però mi interessa..la trovo qui? comunque è un argomento che non si esaurisce, perciò , in effetti, sicuramente ne riparleremo.. ciao Tulku
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"Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta un viaggio lieto e finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita» Don Juan |
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Estan
Utente Normale

Regione: Campania
Prov.: Napoli
Città: Torre del Greco
29 Messaggi |
Inserito il - 20/01/2010 : 01:42:07
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Domanda interessa, forse applicabile a tutti i media, non solo quello "visivo".
Non sono uno sceneggiatore professionista, ma posso dare i miei due centesimi su questa discussione.
Secondo me è importante conoscere lo spettatore (o il lettore, o l'ascoltatore) a cui vuoi rivolgere la storia. Spesso si parla di pubblico medio, ma è pur vero che uno spettatore medio non esiste. Si possono avere gusti simili, ma non uguali, quindi è difficile riuscire a catturare l'attenzione con regole pre"i"scritte.
Faccio un esempio: Se mi piacciono i gialli, sarò attratto da ogni momento in cui il colpevole sta per palesarsi, o da ogni piccolo particolare che mi porti un passettino avanti nella risoluzione dell'enigma. Ma se mi piacciono gli action-movie, invece, adorerò ogni istante in cui l'eroe è in pericolo o spara interi caricatori sul cattivo di turno.
Ovviamente sono solo esempi. Io adoro il metodo ad indizi, magari con i tre picchi (iniziale, centrale e finale) dove si snoda la maggior parte della storia... ma ovviamente può non piacere a colui che cerca una storia che non impegni tanto a livello cerebrale.
Ripeto questi sono i my two cent... |
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Tuku
Utente Medio
 
Regione: Abruzzo
Prov.: Teramo
Città: Teramo
87 Messaggi |
Inserito il - 22/01/2010 : 14:57:20
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Beh sono proprio i 2 centesimi che uno può trarre dall'esperienza che mi interessano..
però io più che dvidere il pubblico in target pensavo a qualcosa di strutturale, che funziona un po' per tutti, e che poi se ad uno non interessa quel genere di film (o di libro, perchè questo discroso vale per tutti i generi)..si vede un altro film..(non puoi piacere a tutti).. Nel senso: io mi scelgo un film soprattutto in base al tema che tratta. Per me la scelta ideale è questa, e comunque se il tema non mi attrae non me lo vedo per niente (a parte forse avatar: il tema non mi attrae ma il film comunque si). Se poi il tema mi piace ma il film non mi acchiappa o non mi dice niente di nuovo...qui inizia il discorso.
Il fatto del target forse entra in gioco qui: cioè il tema magari mi piace, o mi potrebbe piacere, il film è fatto bene, ma è studiato per i 17enni, come i film di Scamarcio, sicuramente non me lo vedo..anche perchè difficilmente mi dice qualcosa di nuovo.. come la vedi? ciao |
"Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta un viaggio lieto e finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita» Don Juan |
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Luca_R
Utente Normale

Regione: Veneto
Prov.: Venezia
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17 Messaggi |
Inserito il - 24/01/2010 : 12:56:16
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| Domanda da un milione di dollari. Con tutti i limiti del caso, io credo che il fulcro drammaturgico sia sempre il conflitto. Che si tratti di un personaggio che vive un conflitto interiore, dello scontro tra protagonista e antagonista, o della combinazione dei due, è il conflitto a mettere in moto la storia e a catalizzare l'attenzione del pubblico. In fondo, restando alla teoria dei tre atti, la cosa diventa palese: il primo atto delinea il contesto in cui si sviluppa il conflitto; l'incidente scatenante lo mette in moto; il primo punto di svolta segna la decisione del protagonista di “entrare in guerra”; il secondo atto racconta lo svilupparsi della battaglia; il secondo punto di svolta segna la sconfitta del protagonista ed il terzo atto la reazione e la vittoria/sconfitta definitiva. Se si guardano le diverse teorie drammaturgiche, alla fine si trovano infiniti sinonimi di conflitto, ma sempre di quello si parla, che ci si muova all'interno del viaggio dell'eroe, dell'arco di trasformazione o dei tre atti. |
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Bresson
Moderatore
 
Regione: Puglia
Prov.: Brindisi
Città: Fasano
72 Messaggi |
Inserito il - 24/01/2010 : 20:40:49
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Non c'è dramma senza conflitto...
Bresson |
"La sceneggiatura è il sogno di un film" Jean-Claude Carrière |
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Tuku
Utente Medio
 
Regione: Abruzzo
Prov.: Teramo
Città: Teramo
87 Messaggi |
Inserito il - 25/01/2010 : 20:56:59
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Vero..come se una parte di noi vuole mantenere l'ordine e l'altra non vede l'ora di combattere!?! Forse più si minaccia un conflitto, più sale la tensione! E quando il conflitto è bello che scoppiato bisogna rinfocolarlo con nuovi nemici e lotte..(vedi John Woo ecc.)
(sono domande le mie natualmente, per cercare di capire un po', anche se magari non sembra) ciao
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"Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta un viaggio lieto e finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita» Don Juan |
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Luca_R
Utente Normale

Regione: Veneto
Prov.: Venezia
Città: Mestre
17 Messaggi |
Inserito il - 26/01/2010 : 12:16:09
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Se alla base di un conflitto fisico c'è un conflitto tematico, in parte la necessità di "nuovi nemici e nuove lotte" viene meno. I protagonisti de L'Attimo Fuggente combattono per tutto il film, ma non sul piano fisico. Allo stesso modo, se prendi 28 Giorni Dopo e lo confronti con il remake di Dawn of the Dead (usciti a pochi mesi l'uno dall'altro, strutturalmente simili) ti accorgi che in 28 Giorni Dopo i protagonisti non combattono solo per la loro vita, ma per un "valore" più alto, che è la costruzione di una famiglia (a dire che il film fa anche un discorso tematico, e sviluppa il conflitto anche su quel livello), mentre in Dawn l'unico valore in gioco è la sopravvivenza. Questo si traduce nel fatto che 28 Giorni Dopo viene percepito come più disturbante e molto più teso di Dawn dalla maggior parte degli spettatori. In 28 Giorni Dopo i nemici restano sempre gli stessi (con l'ovvia aggiunta dei militari) ma il cambiamento davvero importante è che la lotta iniziale per la sopravvivenza viene affiancata, con il procedere del film, dalla lotta per la famiglia. Questo è uno dei modi possibili per ottenere la cosiddetta progressione, e cioè l'aumento della posta in gioco per il protagonista, a cui corrisponde un aumento di tensione per lo spettatore. Boh, spero di esserti utile con questi vaneggiamenti mattutini :). |
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Luca_R
Utente Normale

Regione: Veneto
Prov.: Venezia
Città: Mestre
17 Messaggi |
Inserito il - 26/01/2010 : 12:26:50
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Una piccola aggiunta. Se confronti i due film ti accorgerai che Dawn ha una lunga parte centrale "morta" (a dire che si perde durante il secondo atto), a differenza di 28 Giorni Dopo. In Dawn i personaggi, una volta rintanati nel centro commerciale, non hanno letteralmente nulla da fare, e la tensione cala. In 28 Giorni Dopo i protagonisti si mettono in viaggio, rinsaldando i loro rapporti e modificando la natura della loro "missione". Dal punto di vista degli "scontri" accade poco, ma dal pdv tematico il film continua a procedere, continuando a tenerti sulle spine. Aggiungo due note a margine per puro gusto personale. E' divertente notare come il remake ufficiale prenda solo gli elementi epidermici dell'originale di Romero, mentre 28 Giorni Dopo ne coglie la natura di riflessione in qualche modo "sociale", usando questo aspetto per costruire tensione. E' buffo anche che la coppia Boyle/Garland costruisca un film così intimamente reazionario (il giovane scapestrato impara a diventare padre, assumendosi le sue responsabilità e liberandosi della vecchia figura paterna), con tanto di sequenza finale in cui l'Uomo combatte per proteggere le Femmine del branco. Considerando che il cuore tematico di Dawn of the Dead di Romero era di segno diametralmente opposto (con la donna del gruppo che combatteva per essere riconosciuta come elemento attivo e non soltanto come semplice possedimento maschile), la cosa si fa abbastanza interessante. E' ovviamente una pura provocazione :).
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Tuku
Utente Medio
 
Regione: Abruzzo
Prov.: Teramo
Città: Teramo
87 Messaggi |
Inserito il - 28/01/2010 : 17:28:39
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guarda secondo me il tuo discorso fila...e i vaneggiamenti mattutini sono un ottimo spunto..però 28 giorni dopo non mi sembra proprio il massimo della tensione.. Il film inizia bene, con quel tipo che si sveglia dal coma e trova una cttà deserta, poi un po' lento per buona parte del film, tra l'altro una lentezza che se veniva riempita con qualche riflessione filosofica in più sulla specie umana, sul futuro, (che c'era nell'aria però solo nell'aria)..o con qualcosa di toccante poteva essere anche un ottimo film. Invece così c'era forse una buona regia ma poco altro.. Insomma è fiacco di tensione per più di metà film, anche se promette bene, e poi ha una botta di vita: il postino in bicicletta diventa una specie di rambo tra i militari e gli infetti.
La tensione comunque si crea, però secondo me ci vuole anche di immedesimarsi nel personaggio per sentirla (che tra l'altro non è quello che dicevi tu?)...
Dawn of the dead, invece è un film senza pretese e senza contenuto però fico! C'è Ving Rames che faceva una gara di cecchinaggio col tipo dell'altro palazzo, che non mi sembra male e poi la musica di Johnny cash "The man comes around"... Tra i due alla fine questo me lo ricordo con più piacere..
ciao |
"Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta un viaggio lieto e finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita» Don Juan |
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Tuku
Utente Medio
 
Regione: Abruzzo
Prov.: Teramo
Città: Teramo
87 Messaggi |
Inserito il - 08/02/2010 : 02:11:47
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Ho una domanda nuova sull'argomento..secondo voi non c'è bisogno per niente di disciplina nel leggere un libro o nel vedere un film? cioè deve realmente essere sempre il libro, pagina dopo pagina, o il film, ogni minuto, a mantenervi l'attenzione? Oppure se ragioniamo così non significa forse che non lo vogliamo vedere quel film?
Cioè secondo me chi fa un film deve conoscere un po' gli accorgimenti per renderlo più piacevole, i picchi di tensione ecc., però deve essere prima di tutto interessante l'argomento.. Se il film non parla di niente, o quasi, invece è un altro discorso.. cosa ne pensate?
ps. mi spiego meglio: se un libro non mi ispira, non me lo leggo per niente, (se non mi va di leggerlo perchè dovrei farlo?), se invece mi attrae (l'argomento ecc.) me lo leggo con attenzione, e quel po' di disciplina che mi aiuta a mantenere l'attenzione e un po' il gusto, anche nei momenti morti..e solo se penso che sia proprio brutto lo lascio.. per i film invece è leggermente diverso..sono un po' più esigente, ma il senso è simile, per voi? |
"Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta un viaggio lieto e finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita» Don Juan |
Modificato da - Tuku in data 10/02/2010 14:01:56 |
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MAXINA79
Utente Medio
 
Città: ROMAA
52 Messaggi |
Inserito il - 10/02/2010 : 11:05:42
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Tuku io credo che siano necessarie entrambe le cose. Io sceglierei un libro o un film in base all'argomento perchè è la prima cosa che mi attira. Però spesso è capitato che sono andata a vedere un film il cui argomento non mi attirava, magari scelto dal mio gruppo di amici, e all'uscita ne sono rimasta affascinata e colpita poichè ha saputo mantenere la mia attenzione nonostante tutto. Mi è capitato col film UN OTTIMA ANNATA. Mi sembrava una storia inconcludente e noiosa (giudizio soggettivo ovviamente)ed invece alla fine nella sua semplictà ha saputo coinvolgermi e colpirmi, specie nella fotografia e nella colonna sonora, e ad una buona sceneggiatura ovviamente....e sono rimasta innamorata della Provenza. |
http://www.facebook.com/pages/ManuJerry-Productions/197511669378
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MAXINA79
Utente Medio
 
Città: ROMAA
52 Messaggi |
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Tuku
Utente Medio
 
Regione: Abruzzo
Prov.: Teramo
Città: Teramo
87 Messaggi |
Inserito il - 10/02/2010 : 14:24:42
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Secondo me pure vanno considerate entrambe le cose..a ma piace che ci sia un incontro tra un contenuto interessante, una capacità di mantenere l'attenzione - con le varie eventuali tecniche - e una libertà creativa... E "Un Ottima Annata" mi piacque nonostante l'argomento in apparenza non mi ispirasse..(lo vidi perchè me lo consigliarono e Russel Crowe da gusto come attore)..però alla fine un po' fu l'argomento a mantenermi incollato..e un po' il resto (soprattutto però la sceneggiatura)..
Se però prendiamo "Dolls" di Kitano, nonostante la bellezza delle immagini, mi dava proprio ai nervi per quanto è lento (ci sarann circa 10 min. di dialogo in totale?!), mentre "2046" di Wong Kar Wai mi piacque perchè l'argomento mi sembrava proprio bello e la sua lentezza da film d'autore, comunque fatto bene, non mi pesò per niente.. (ad altri il contrario).
Però in effetti mi piacciono i film di tutti i tipi. E quelli di Celentano trai primi..
Insomma concordo: la risposta è varia, ed entrambe le cose sono importanti, in vario modo. ciao |
"Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta un viaggio lieto e finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita» Don Juan |
Modificato da - Tuku in data 10/02/2010 14:46:23 |
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